mercoledì 30 novembre 2016

FUMETTO: Corto Maltese 10 - Una ballata del mare salato

uon salve a tutti quanti,
amici e visitatori dell'aNtRoDeLLoShAmAnO!
Qualche tempo fa ho inizio una serie di recensioni fumettose su un personaggio che ha fatto la storia del fumetto in Italia e non solo: il Corto Maltese di Hugo Pratt.
La collezione dei numeri di questo fumetto l'ho terminata almeno dieci anni fa ad un Lucca Comics and Games, ma non ho mai terminato di leggerla. Si tratta, per i più curiosi di voi, dell'edizione edita dalla Lizard Edizioni. Avete presente? Copertina completamente bianca, costola rossa nella sua parte terminale. Immagine di copertina piccola e colorata.

Con l’uscita della nuova avventura di Corto Maltese ad ottobre del 2015 (acquistata dal mio fumettaro di fiducia) mi sono deciso,  finalmente, a rileggere tutte le storie di questo fumetto, ed a condividere con voi qualche commento ed impressione.
Le altre recensioni finora proposte, le potete trovare a qui:
  1. Il Segreto di Tristan Bantam
  2. Appuntamento a Bahia 
  3. Samba con Tiro Fisso
  4. Un'aquila nella giungla 
  5. ... e riparleremo dei gentiluomini di fortuna
  6.  Per colpa di un gabbiamo
  7. Teste e funghi 
  8.  La conga delle banane  
  9.  Vudù per il presidente

Parliamo dunque del decimo numero di questa serie: una ballata del mare salato.



ATTENZIONE: Una ballata del mare salato,  da un punto di vista cronologico, è la prima storia in cui compare Corto Maltese. Il personaggio ebbe così tanto successo che Pratt ne immaginò altre storie... da lì nacque la serie che sto leggendo.
Altro dato che reputo davvero molto importante e che non posso non condividere è questo: qualcuno considera "Una ballata del mare salato" come la prima Graphic Novel italiana.
Di articoli in giro per la rete ce ne sono tantissimi sia su Ugo Pratt e sia su questa storia, ma vorrei lo stesso segnalarvene uno in particolare, forse un poco diverso dal solito: quella volta che vidi nascere Corto Maltese

Ma torniamo alla storia: siamo nel 1913… siamo alle porte della dichiarazione di guerra tra Germania ed Inghilterra. Ci troviamo però, non nell’Europa bellica che tipicamente associamo a questo periodo storico, bensì nei mari del sud, in uno scenario che forse non a tutti sarà congeniale, ma d'altronde stiamo parlando della prima guerra di carattere mondiale. Andiamo però con ordine altrimenti rischio di fare davvero un grande pasticcio (ovviamente più grande di quello che già faccio abitualmente).


La storia inizia con una lunga lettera battuta a macchina in cui si dice che sarebbero stati affidati ad un certo signor Pratt certi documenti e certe carte che comproverebbero che quanto si leggerà in seguito sarà tutto vero. Tale incipit vorrebbe regalare una sorta di veridicità storica a tutta la vicenda, credo per chiedere al lettore quello sforzo di immedesimazione che si concede solo alle storie vere.


La storia si muove attraverso diversi scenari: dapprima la barca di Rasputin, poi la nave olandese, poi un’isola di indigeni e  poi ancora l’Escondida, l’isola segreta dove ha la sua residenza il Monaco.

Le vicende sono un alternarsi di incontri, amicizie strane, follia, odio, onore e destino. Il destino, ormai l’ho imparato, quando si parla del Maltese, è sempre in agguato. Basti pensare al fatto che la vicenda inizia proprio con il ripescaggio di Corto, legato a dei tronchi di legno e lasciato alla deriva dai componenti della sua nave che gli era stata affidata dal monaco. Un puro caso trovarlo nel bel mezzo del mare.

Apro una piccola parentesi: quest’immagine ci era già stata presenta nella storia “per colpa di un gabbiano” che in questa collana viene presentata prima, nonostante sia stata scritta dopo. L’immagine faceva parte del sogno/delirio a cui Corto è destinato dopo che Soledad Lokaarth gli sparò sulla spiaggia.

Ma dicevamo: vittima di un ammutinamento. Dalla sua storia e dal casuale incontro con Rasputin che lo ripesca, veniamo a sapere che i due sono in combutta proprio con il monaco (il pirata più famoso del pacifico) e che i due sono dediti alla pirateria e che stanno ovviamente progettando qualche colpo piratesco per diventare ricchi.

In tutta questa vicenda si ritrovano, loro malgrado (ancora una volta il destino ci strizza l’occhio), i cugini Pandora e Cain Grovensmoore. Sopravvissuti ad un incidente nautico, scoprono subito la follia di Rasputin ed un Corto Maltese particolarmente duro, freddo e distaccato… sebbene sembri tenero come un grissimo a confronto del suo collega.

La vicenda prosegue con una nave olandese piena di carbone, assaltata;  con un accordo stretto con i tedeschi, per fornitura e punti di sosta per le loro navi. Questo accordo donerà in quel tratto di mare la supremazia, con l’avanzare della storia, alle navi tedesche nei confronti di quelle inglesi.

Il naufragio di Corto, Pandora, Cain e Cranio (ufficiale delle isole Fiji agli ordini di Rasputin – pronto a tradirlo alla prima occasione) su un’isola è il pretesto per Pratt per far evolvere i rapporti tra Corto, Pandora e Cain e per sottolineare (come se ce ne fosse davvero bisogno) che Corto è un gentiluomo di fortuna ed un uomo del destino… sopravvive ad un colpo di pistola a bruciapelo (Pandora, Pandora, hai sbagliato apposta la mira o il Maltese è davvero così fortunato?).


Ma ancora, Pratt introduce un nuovo personaggio, un maori, si tratta di Tarao.
Nel frattempo l’autore si diverte a seminare qua e là dei piccoli indizi intorno alla misteriosa figura del monaco. Davvero intrigante. A tal punto che l’arrivo sull’Escondida, per me è stato accolto con un “oh, bene, ed ora vediamo un poco!”.

I tre uomini, Slutter, Rasputin e Corto sembrano giocare un’invisibile partita a scacchi, una continua prova di forza, in cui le pedine invisibili sono Pandora, Cain, il monaco, l’Escondida, l’oro, la guerra e la supremazia. Ma al contempo sembra anche che i singoli pedoni giochino la loro partita, il tutto per complicare le cose o se preferite, per renderle più avvincenti.

Come muove la storia? Corto sopravvive ad un incidente d’auto giusto in tempo per assistere al ritorno sull’isola da parte del monaco.

Ques'ultimo si impone subito come un personaggio forte ed autoritario che non ammette replica alcuna e poi, al contrario, lo si coglie in atteggiamenti che sembrano di amicizia nei confronti di Corto.

Pratt finora è riuscito a delineare dei personaggi bellissimi.

Che dire poi quando il Monaco incontra Cain e si fa raccontare molte cose della famiglia Grovensmoore? Il lettore è più che autorizzato a pensare che ci sia qualcosa sotto (a ragione, forse).
Per non parlare poi della letterale crisi di follia che assale il monaco, nel momento in cui vede Pandora. Follia che sfocia con un atto violento: il Maltese viene scaraventato giù da una rupe. Sarà morto?

Intanto scoppia ufficialmente la guerra ed allora il monaco impegna il sottomarino tedesco e Slutter, l’ufficiale in comando, per azioni di pirateria., lasciando Rasputin al comando sull’isola.
Rasputin al comando.
Follia per l’appunto.

Nel mentre,Corto… sì dai, tanto lo sapevate già che non era morto, no? Nel mentre tutta la vicenda si accelera con il ritorno del monaco e di Slutter, con Rasputin che ha tentato di prendere il comando, con Pandora e Tarao che scappano fino a raggiungere una colonia inglese, con l’arrivo degli inglesi all’escondida e tante altre cose che per non svelarvi il finale non vi dirò. Sarebbe ingiusto svelarvi la storia del monaco, qui, in una “recensione” da quattro soldi. O raccontarvi del destino di Slutter. No davvero. Non chiedetemi di farlo.

Piuttosto vi sottolineo come Pratt, per far parlare gli indigeni in una lingua diversa, usa un dialetto simil veneto. Bellissimo. Davvero. Da leggere per credere.

Questa è la prima storia lunga che ci viene presentata e mi sento dire che forse preferisco l’Hugo Pratt delle storie brevi. Ho trovato il suo modo di scrivere, che a volte, nel passaggio da una vignetta alla successiva da per scontato un lungo lasso temporale (richiedendo al lettore un grosso lavoro di immaginazione) sia più adatto ad una storia che lascia meno spazio a questo genere di tecnicismi. Non fraintendetemi, non sto dicendo che la storia sia brutta, tutt’altro. La mia era solo una chiacchiera da bar con voialtri che leggete.
Vi lascio condividendo con voi che “Una ballata del mare salato” ha lo stesso sapore avventuroso di tempi davvero antichi. Non credo, sinceramente, che un giovane di oggi potrebbe trovare interessante una storia come questa. Anche forse solo per il ritmo. Non consideratemi come un vecchio nostalgico o un sostenitore della lotta tra generazioni. Dico solo che, forse, oggi c’è più interesse per generi diversi e storie raccontate in modo diverso. Ma non posso dire che questo modo di raccontare non mi piaccia. Non posso proprio dire che questo genere di avventure non mi ispirino. Io, non so cosa dirvi, forse, semplicemente, non sono più così giovane…

Ora vi saluto...

...al prossimo incontro!
LoShAmAnO
 

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